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Immagina di avere un giocattolo che ti piaceva tantissimo quando eri più piccolo. Un giorno lo ritrovi, lo guardi… e ti senti un po’ felice, ma anche un po’ triste.
Mi ritrovo prigioniera di questo limbo.
Ti guardo, sorrido… e intanto mi consumo piano.
Ti ho voluto così tanto
che adesso averti
mi sembra quasi una resa.
Prima eri un pensiero fisso,
un’ipotesi che mi accendeva,
un caos in cui mi perdevo volentieri.
Adesso sei qui.
E io non so più dove cercarti.
Sei diventato qualcosa che capisco.
E non pensavo che capirti
mi avrebbe fatto sentire così vuota.
Mi manca l’attesa,
mi manca il dubbio,
mi manca quella versione di me
che viveva di te senza averti.
Forse abbiamo sbagliato tutto
proprio quando abbiamo iniziato a funzionare.
Forse eravamo più veri
quando eravamo incompleti,
quando non ci bastavamo.
Adesso è tutto semplice.
Troppo semplice per restare vivo.
E mi fa rabbia,
perché ti ho desiderato fino a consumarmi,
e ora che sei qui
non riesco più a sentire davvero.
Ti guardo
e non trovo più quella scintilla che mi distruggeva.
Siamo diventati giusti,
ma senza anima.
E non so se fa più male
averti adesso
o averti perso
in un modo così silenzioso.